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EICMA 2007

 

 

Speranza e passione

 

Testo e foto di Alberto Sala

 

 

 

Ed eccoci come di consueto al rito delle 'vasche' tra un padiglione e l'altro, tra uno stand e l'altro, facendosi largo tra la folla per godere delle nostre primizie preferite: le novità della Moto Guzzi, ma anche senza disdegnare uno sguardo al resto della compagnia in questo EICMA ormai stabilmente a cadenza annuale.

Dopo la solita trafelata mattinata lavorativa e con una macchina fotografica di fortuna dopo aver bruciato le pile della reflex, eccomi al cospetto del logo nell'ovale che campeggia lo stand di quest'anno. A prima vista piuttosto povero e dimesso, senza impatto emotivo nè immagini a supporto della comunicazione. Due pedane rotanti, una per la Stelvio, una per la V7. Una sola Griso 8V presente in color rosso corsa, una 1200 Sport, una Nevada, una California Classic bianca, una Breva 1200 e una Bellagio dai colori rinnovati, fine dell'esposizione. Manca delle moto attualmente in gamma la MGS/01. Ah, scordavo il motore 4 valvole esposto in sezione in una bacheca.

STELVIO

 

Concentrandosi sulle moto esposte, la Stelvio dà l'impressione di poter gareggiare quantomeno d'impatto con la leader incontrastata del settore, la BMW 1200GS. La moto dà la sensazione di solidità, anche attraverso dettagli significativi come il grosso scarico laterale, le forcelle upside-down, il taglio e la dimensione della sella, la stessa volumetria della carrozzeria (intesa come insieme cupolino-serbatoio-fianchi). Belli i cerchi a raggi (anche se la loro bellezza è un po' nascosta dalla tinta scura) col canale posteriore da 5,5" con conseguente gommone da 180, misura che dà bene l'idea del reale utilizzo di questa moto: scarsissimo terriccio ma asfalti di tutti i tipi, divorati velocemente grazie alla potenza del motore 4 valvole. La moto è molto aggressiva nello sguardo, coi doppi fari smussati all'indietro molto personali. Peccato per la verniciatura nera della meccanica, che la rende un po' plasticosa e non rende giustizia alla solidità metallica del gruppo motore-cambio-CARC, così come è difficile non notare che ormai il rosso corsa è utilizzato un po' dappertutto. Elemento di discontinuità l'andamento rettilineo dei fianchi sopra il motore, rompendo così l'andamento ondulato del resto della linea laterale.

 

V7 CLASSIC

 

Sull'altra pedana girevole si gode la luce dei riflettori l'altra novità di questo salone, la V7 Classic. No, attenzione: non sto parlando della V7 Special di Giulio Cesare Carcano, ma di una proposta di variazione sul tema "serie piccola" con colori e linee richiamanti la gloriosa e mai dimenticata gran turismo degli anni '60 e '70. La parte meccanica difatti presenta come unica variazione la verniciatura nera (di nuovo...), mentre la sella piatta e il serbatoio dalle forme simili a quello della V7 Sport producono il tipico effetto vintage; la motoretta è molto graziosa e leggera, financo sbarazzina nelle linee e nell'aspetto. Mi lascia molto perplesso l'utilizzo della grafica dell'epoca mischiata al marchio attuale e l'utilizzo di un nome storico senza un effettivo riscontro logico, grafiche a parte, così come sono altrettanto perplesso sul prezzo vociferato attorno agli 8000 euro. Ma lascio a dopo i commenti approfonditi.

BELLAGIO

 

Dietro alle pedane girevoli le altre moto presenti godevano di lievi interventi: la 1200 Sport (già, si chiama ancora Sport) ha ora un nuovo manubrio che dovrebbe migliorare la posizione di guida rispetto al precedente; la California Vintage era esposta col bel vestito bianco come quelle di Ewan McGregor viste alle GMG; di rilievo le modifiche estetiche apportate alla Bellagio, che ora gode di una verniciatura e di alcuni particolari (come i copricollettori cromati e il parafango posteriore più basso) che l'aiutano ad essere percepita più plausibilmente rispetto alla approssimativa versione precedente. Purtroppo restano ancora particolari francamente brutti come le piastre ritagliate stile mobile d'ufficio tra serbatoio e motore per tentare di mascherare i cavi, il fregio di stile cinese attorno al marchio sul serbatoio, la plastica a coprire il telaio tra serbatoio e cannotto di sterzo, e il solito serbatoio del California.

Diamo un occhio anche al meglio del resto del salone, che ha offerto molti elementi interessanti.

 

GRISO BB1

   

 

Restando in ambito 'famigliare', niente male la Griso BB1 della Millepercento: una Griso che accoglie il motore Big Bore, frutto del recente accordo tra il concessionario e il produttore del motore, l'Ingegner Mariani, che abbiamo incontrato allo stand. La moto sarà prodotta omologata Euro 3 in 29 esemplari al prezzo di 29.000 euro. La fusione dei due elementi appare tutto sommato niente male e l'inserimento del radiatore è fatto ottimamente, senza che stravolga l'anima della moto, anzi: l'insieme è molto impattante, il bolide è bello cattivo con dichiarati 136 cavallucci e coppia da rimorchiatore. Forse visto anche il prezzo varrebbe la pena mettere mano alla fusione del coperchio delle teste, unici punti deboli esteticamente di un motore che promette tonnellate di emozioni e di godimento a chi se lo potrà permettere.

 

TRIUMPH, BMW

 

 

Allo stand della Triumph, oltre alla nuova Speed (pochi ritocchi direi migliorativi rispetto alla precedente) e a una gamma molto ampia, come non notare la Daytona vincitrice del campionato italiano velocità (un campionato non molto distante come valore dal Supertwins), esposta in bella evidenza con un ampio pannello dedicato, così come la Bonneville ormai appare come un'intera gamma di motoveicoli arricchita non solo dalla Truxton ma anche dalla bella scrambler.

Lo stand BMW è impressionante, non tanto per la struttura ampia in sè quanto per la gamma ampissima, ormai da casa giapponese. Oltre alle varie novità che non vi elenco tutte, mi preme e mi duole rimarcare la spettacolare HP2 Sport: una supersportiva (!) basata sul nuovissimo motore boxer 4 valvole bialbero in testa, e ancor più basata sullo spettacolare prototipo che ha corso quest'anno nel campionato mondiale Endurance, esposto anch'esso bello sporco come avesse appena terminato la gara. Niente male per una casa come la BMW, universalmente pensata come una casa dalla vocazione turistica o al massimo da Parigi-Dakar.

 

ALTRE

 

Molto bella la KTM RC8 anche se ha ancora qualche spigolo di troppo, presentata con tanto di presenza del loro pilota di punta della 250.

Aprilia godeva anche lei di uno stand molto grande, dove svettava oltre a un prototipo molto interessante, anche la bellissima Dorsoduro (ma hanno assunto un copy dal porno?), un ibrido stile Hypermotard molto convincente.

La Ducati presentava la nuova Monster, un compito veramente difficile dopo il grande successo della precedente versione; personalmente non la trovo male, ma le fusioni del forcellone e del telaio posteriore appaiono molto povere e la rendono un po' moto di plastica. Per il resto, sono campioni del mondo MotoGP.

Assolutamente spettacolare la nuova Bimota, la DB7. Grazie al cielo l'eccesso di spigoli viene abbandonato per una linea bellissima e sfuggente, e stiamo parecchio tempo in assoluta adorazione sia della vista totale della moto, sia dell'assoluta impeccabilità della realizzazione: non c'è un particolare fuori posto, tutta la moto appare come un gioiello magnificamente rifinito, in particolar modo la sospensione posteriore stile MotoGP. Ecco una moto che dà l'aria di valere tutti i soldi che il concetto di 'artigianale' richiede.

 

COMMENTI

In pratica le due cose più belle del salone riguardanti la Moto Guzzi sono due notizie: la prima è del cambio di Amministratore Delegato, la seconda quella dell'annunciato investimento per rinnovare seriamente la fabbrica di Mandello, e non sono notizie da poco. Sul fronte comunicazione e prodotti probabilmente questo è stato se non lo stand più povero di sempre, quantomeno degli ultimi dieci anni. E la cosa assume rilevanza ancor maggiore se si guarda al resto del mondo delle motociclette, un mondo che non sta certo fermo ad aspettare nessuno.

Se penso alla Stelvio, credo ci sia molta speranza da parte di tanti guzzisti sul successo di questa moto, ma credo anche che abbia lasciato molti in difficoltà: mentre scattavo le foto alla moto (e ci ho messo un bel po') ho provato a stare a sentire i commenti dei presenti. Commenti positivi solo ed esclusivamente sul motore. E francamente, personalmente, se da una parte non ho dubbi sulla validità tecnica, auspico il successo di questa moto in termini di speranza pura non certamente basata sullo slancio di quando si è al cospetto di un bell'oggetto: d'accordo che non sono un amante del genere ma sono giorni e giorni che provo a rigirarmela di sopra, di sotto, a destra e a sinistra, rimandandola più volte a settembre ma non ce la faccio proprio a promuoverla come bella, anzi. Devo ammettere che quando sono arrivato al fianco della Triumph Tiger ho avuto un naturale sospiro di sollievo e una sensazione di leggerezza allietante.

Eppoi, non un minimo di supporto di comunicazione. Un pannello, uno slogan... niente di niente. Ah, scusate, sì, c'era una cartolina.

Passo allo stand Yamaha e vedo il nuovo (spettacolare!) prototipo della futura V-Max. Era presentata su rampe elevatrici guernita di ancelle desnude che gli leccavano gli scarichi? No. Era immersa in liquido amniotico dentro la simulazione di un enorme utero alieno stile Matrix con Keanu Reeves glabro? No. C'era, semplicemente, una specie di tunnel nero tagliato in due: da una parte la vecchia V-Max, dall'altra la nuova, entrambe illuminate da un solo faretto rosso laterale mentre nel sottofondo Jimmy Sommerville urlava "Tell me why". Costo: due lire-due. Impatto: tanto. E non era certo la novità di punta della Yamaha.

La BMW esponeva le sue GS da competizione, a ricordare che il suo successo se l'è costruito all'inizio sulle corse. Basterà alla Guzzi questa dimessa ed anonima presentazione per la sua Stelvio?

Riguardo alla V7 Classic, che dire? È una simpatica motoretta, col nome e la grafica sbagliati, dal prezzo sbagliato. A 8000 euro mi compro una 883 molto più bella e rifinita meglio (la 883, non la 1200), oppure la Bonneville, più moto e di gran lunga meno riciclo della V7 Classic. Fosse proposta a 7000 euro avrebbe certamente più chance, ma davvero, che pena constatare che il cardano alettato è sempre quel solito, brutto cardano alettato, che il motore è paroparo quello della Nevada, che la moto in sostanza è sempre la stessa, senza uno straccio di miglioramento da anni a questa parte. Sul nome: fate una citazione, non un'affronto alla storia: chiamatela V75 Special e metteteci il logo Guzzi originale dell'epoca, non quell'accrocchio terribile.

Sulla Bellagio ho già detto della maggiore plausibilità: attenzione, ho detto "maggiore plausibilità": diventerà del tutto plausibile quando finalmente quel serbatoio (e tutti gli ammenicoli conseguenti per nascondere i suoi danni) finirà in soffitta. Se lo meriterebbe anche solo per come va su strada.

La moto che sta andando ADESSO in consegna ai concessionari era presente in un solo esemplare, allo stesso livello della Nevada. Sto parlando della Griso 1200.

La moto che invece ADESSO ha vinto di nuovo per il secondo anno consecutivo il campionato Supertwins è sparita dal salone. Eppure nel depliant è sempre presente, la moto viene prodotta, è disponibile. Chissà se il Guaro avrà visto in Triumph e in BMW quanto non si vergognino dei loro successi e dei loro appassionati.

La Norge presente era color grigio topo metallizzato stile Fiat Uno 45, demodè perfino in Bulgaria.

Ma ci sono nuovi soldi, e un nuovo Amministratore Delegato. C'è un motore che promette bene e si dice che tra qualche mese cadrà il velo su una nuova moto. Evviva!

 

 

 

© Anima Guzzista